

Infatti se ripercorriamo a ritroso la storia di questo territorio fino ad arrivare allo "status quo" prima dell'avvento dei Romani, è certo che anche questa zona rientrava nella grande pianura del Po, costituita allora da una distesa immensa di paludi, acquitrini e laghi intercalati a sterpi e boscaglia, il tutto sostanzialmente privo di argini. Per non dar torto a nessuno ricordiamo anche altre due ipotesi riguardo all'origine del toponimo, vale a dire quella che lo collega al sostantivo "radius", "fossato difensivo", e quella che lo fa derivare più semplicemente da Reggio. Comunque sia quello che sappiamo con certezza è che i Romani, una volta completata la conquista dell'Emilia Occidentale, si insediarono in queste zone dopo averle bonificate.
La presenza della Rocca e della strada furono determinanti, ben presto il centro abitato si sviluppò attorno al castello ed intorno alla via per Reggio, anche perché come risulta dagli Statuti del 1244 un numero considerevole di persone venne trasferito dall'attuale capoluogo di Provincia a Reggiolo. Il comune reggiano iniziava poi una serie di acquisti di terre dai Signori della Palude, aumentava così la sua possibilità di assegnare ai nuovi abitanti di Reggiolo case e piccoli appezzamenti di terreno. Il centro di Reggiolo continuò ad espandersi, grazie anche all'arrivo di alcune famiglie Ferraresi. In anni di lotte intestine anche Reggiolo dovrà difendersi dagli assalti dei fuoriusciti con la costruzione di una nuova torre difensiva che risale proprio a questi anni. Anche nel Trecento Reggiolo continuò ad essere oggetto di conquista tra diversi pretendenti, fu espugnata ripetutamente dai Sessi e da Obizzo d'Este e nel 1306 fu occupata nuova mente da un esercito di Mantovani e di Veronesi. Nonostante i ripetuti tentativi di Reggio volti a riconquistare la città Luigi Gonzaga nel 1328 costringerà Reggio a rinunciare ad ogni diritto sulla Rocca di Reggiolo. Aveva così inizio la dominazione dei Gonzaga su queste terre che se da un lato intervenne per miglio rare la situazione idrografica del territorio dall'altro si caratterizzò per una politica di pesanti imposizioni fiscali. Dal 1444 al 1456 Reggiolo sarà a capo di un piccolo stato comprendente Gonzaga, Luzzara e Suzzara. I Gonzaga vedranno in Reggiolo sostanzialmente una riserva di caccia, anche per il clima insalubre della Bassa e la precaria condizione del regime delle acque. La più grande opera di bonifica compiuta nella seconda metà del cinquecento fu quella promossa da Cornelio Bentivoglio, signore di Gualtieri, che stapperà un' ingente superficie alla palude.
Nel 1693 Reggiolo fu colpita e provata dalla peste e venne smembrata dallo stato di Mantova ed annessa al ducato di Guastalla retto da Ferrante III Gonzaga; questo passaggio non segnò un grosso miglioramento almeno per quanto riguarda la pressione delle tasse e delle restrizioni che continuarono a gravare sulla popolazione reggiolese. Anche in seguito le sorti di Reggiolo non migliorarono; tornato sotto Vincenzo di Gonzaga, signore di Guastalla e di Gonzaga il paese dovrà sopportare continue incursioni di eserciti stranieri sul suo territorio e, causa l'avvenuta estinzione del Casato Guastallese, sarà costretto nel 1746 a giurare fedeltà a Maria Teresa d'Austria, duchessa di Milano e Mantova. In seguito alla Pace di Aquisgrana, le terre del piccolo stato gonzaghesco venivano annesse al Ducato di Parma Piacenza. La stagione di riforme inaugurata dal primo ministro Du Tillot porterà anche per Reggiolo lavori importanti di risanamento idrico, ed edilizio. Sotto il regime Napoleonico Reggiolo riceve l'incarico di curare gli argini della Tagliata. Dopo il Congresso di Vienna, Maria Luigia d'Austria, duchessa di Parma rientrerà in possesso delle vecchie pertinenze guastallesi. Infine Reggiolo insieme a Guastalla e Luzzara, passeranno nel 1848 da Carlo II di Borbone-Parma al duca di Modena al quale rimarrà fino al plebiscito del 1860.