Cenni Storici

     Quanto mai ricca si presenta la storia del comune di Reggiolo e del suo territorio ed è per questo difficile tentarne una ricostruzione esaustiva. Tuttavia abbandonata qualsiasi pretesa in questo senso e posto come obiettivo quello di tracciarne un quadro d’insieme un modo per iniziare è prendere le mosse dall’origine del toponimo. Al proposito la più attendibile delle ipotesi sembra essere quella che riconduce il nome Reggiolo al termine latino medievale “razza” , ovvero “rovo, spineto” , in ricordo della natura selvatica del luogo.

Infatti, se ripercorriamo a ritroso la storia di questo territorio fino ad arrivare allo “status quo” prima dell’avvento dei Romani, è certo che anche questa zona rientrava nella grande pianura del Po, costituita allora da una distesa

immensa di paludi, acquitrini e laghi intercalati a sterpi e boscaglia, il tutto sostanzialmente privo di argini. Per non dar torto a nessuno ricordiamo anche altre due ipotesi riguardo all’origine del toponimo, vale a dire quella che lo collega al sostantivo “radius”, “fossato difensivo”, e quella che lo fa derivare più semplicemente da Reggio.

Comunque sia quello che sappiamo con certezza è che i Romani, una volta completata la conquista dell’Emilia Occidentale, si insediarono in queste zone dopo averle bonificate.

Gli insediamenti avvennero seguendo la centuriazione e il sistema stradario aveva il suo asse por­ tante nella Via Emilia, e si articolava nelle arterie dei cardi e dei decumani. Sappiamo che In prossi­mità dei “municipia” si innestavano cinque cardi maggiori il più orientale dei quali sarebbe diventato quella “strada vecchia di Reggiolo” conosciuta nel 1142. L’imponente opera di trasformazione ed organizzazione del territorio attuata dai Romani venne vanificata dal processo di decadenza che ebbe iniziò dal IV secolo d.C.; i campi abbandona­ti dall’uomo venivano ben presto riconquistati dalla palude e dalla boscaglia, man mano che andava scomparendo il peso della presenza dell’organizzazione civile. Contro questa tendenza agì l’opera dei monaci delle grandi abbazie benedettine che a partire dal VIII secolo furono i protagonisti di una ripresa sistematica della bonifica delle campagne e tra queste ne beneficiò anche quella di Reggiolo. Il primo documento attestante l’esistenza di un cen­tro abitato coincidente con Reggiolo è del 1044 e consiste in un atto con il quale la madre di Matilde di Canossa, Beatrice acquistava sei corti da un certo Gotifredo.

Il centro originario era dotato, tra gli altri edifici, di una Chiesa dedicata a S. Venerio, un eremita spez­zino il cui culto era allora abbastanza diffuso nel reggiano. In seguito il centro venne ceduto in enfiteusi dal vescovo di Reggio a Bonifacio di Canossa, marito di Beatrice. Abbiamo notizie accanto alla corte anche dell’esi­stenza di una “piscaria”; si doveva trattare di due entità limitrofe ed al tempo stesso distinte. La corte fu donata all’importante Abbazia di Frassinoro, mentre la chiesa di S. Venerio si trovò a dipendere dalla Pieve di Fabbrico. La contessa Matilde di Canossa si affezionò molto a questi luoghi per i quali nutrì una sicura predilezione, in particolare per quella corte di Bondeno di Roncore identifi­cata oggi con l’attuale Bondonazzo, luogo dove la Grancontessa morì il 24/07/1115.

Abbiamo già detto di come la piccola corte venne donata da Beatrice di Canossa a all’Abbazia di Frassinoro, che prese ad esercitare in tal modo la sua signoria sul territorio. A questo punto a determinare le vicende di Reggiolo entrò in gioco un altro fattore fondamentale, ovvero la collocazione geografica al confine tra Reggiano e Mantovano. Infatti fu a motivo del dominio su quell’area detta “Regona Padi “(Pegognaga, Gonzaga, Bondeno degli Arduini e Bondeno di Roncore) che Reggio e Mantova vennero ad un accordo nel 1184 che prevedeva vent’anni di non belligeranza e di aiuto reciproco. I rapporti tra le due città, regolati dal trattato appena ricordato, rimasero pacifici fino al all’inizio del XIII quando ripresero le tensioni e Reggio si assicurò il possesso delle quattro località facenti parte dell’area. Ma questo stato di fatto doveva subire nuove modifiche nel 1225 quando si decise di attribuire Gonzaga a Mantova, Bodeno degli Arduini a Reggio e le altre due località in comune gestione. Gli scontri con Mantova ripresero in maniera aspra tra 1220 e 1224 e comportarono la distruzione di molti dei “castra” del reggiolese; fu così che Reggiolo venne trasformato in una vera e propria città fortificata in grado di difendere i confini. Dal 1242 Reggiolo sarà dotata di una rocca tra le più importanti del Reggiano e di una strada diretta per la città.

La presenza della Rocca e della strada furo­no determinanti, ben presto il centro abitato si sviluppò attorno al castello ed intorno alla via per Reggio, anche perché come risulta dagli Statuti del 1244 un numero considerevole di persone venne trasferito dall’attuale capoluogo di Provincia a Reggiolo. Il comune reggiano iniziava poi una serie di acquisti di terre dai Signori della Palude, aumentava così la sua possibilità di assegnare ai nuovi abitanti di Reggiolo case e piccoli appezzamenti di terreno. Il centro di Reggiolo continuò ad espandersi, grazie anche all’arrivo di alcune

famiglie Ferraresi. In anni di lotte intestine anche Reggiolo dovrà difendersi dagli assalti dei fuoriusciti con la costruzione di una nuova torre difensiva che risale proprio a questi anni. Anche nel Trecento Reggiolo continuò ad essere oggetto di conquista tra diversi pretendenti, fu espugnata ripetutamente dai Sessi e da Obizzo d’Este e nel 1306 fu occupata nuova­ mente da un esercito di Mantovani e di Veronesi. Nonostante i ripetuti tentativi di Reggio volti a riconquistare la città Luigi Gonzaga nel 1328 costringerà Reggio a rinunciare ad ogni diritto sulla Rocca di Reggiolo.

Aveva così inizio la dominazione dei Gonzaga su queste terre che se da un lato intervenne per migliorare la situazione idrografica del territorio dall’altro si caratterizzò per una politica di pesanti imposizioni fiscali. Dal 1444 al 1456 Reggiolo sarà a capo di un piccolo stato comprendente Gonzaga, Luzzara e Suzzara. I Gonzaga vedranno in Reggiolo sostan­zialmente una riserva di caccia, anche per il clima insalubre della Bassa e la precaria condizione del regime delle acque. La più grande opera di bonifica

compiuta nella seconda metà del cinquecento fu quella promossa da Cornelio Bentivoglio, signore di Gualtieri, che strapperà un’ingente superficie alla palude.

Nel 1693 Reggiolo fu colpita e provata dalla peste e venne smembrata dallo stato di Mantova ed annessa al ducato di Guastalla retto da Ferrante III Gonzaga; questo passaggio non segnò un grosso miglioramento almeno per quanto riguarda la pressione delle tasse e delle restrizioni che continuarono a gravare sulla popolazione reggiolese. Anche in seguito le sorti di Reggiolo non migliora­rono; tornato sotto Vincenzo di Gonzaga, signore di Guastalla e di Gonzaga il paese dovrà sopportare continue incursioni di eserciti stranieri sul suo territorio e, causa l’avvenuta estinzione del Casato Guastallese, sarà costretto nel 1746 a giurare fedeltà a Maria Teresa d’Austria, duchessa di Milano e Mantova. In seguito alla Pace di Aquisgrana, le terre del piccolo stato gonzaghesco venivano annesse al Ducato di Parma Piacenza. La stagione di riforme inaugurata dal primo ministro Du Tillot porterà anche per Reggiolo lavori importanti di risanamento idrico, ed edilizio. Sotto il regime Napoleonico Reggiolo riceve l’incarico di curare gli argini della Tagliata. Dopo il Congresso di Vienna, Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma rientrerà in possesso delle vecchie pertinenze guastallesi. Infine Reggiolo insieme a Guastalla e Luzzara, pas­seranno nel 1848 da Carlo II di Borbone-Parma al duca di Modena al quale rimarrà fino al plebiscito del 1860.