Cos'è
I luoghi di lavoro custodiscono storie e molti di essi continuano a raccontarle anche quando il lavoro si è fermato. Laboratori silenziosi, macchinari ormai inattivi, rocche di filato rimaste sugli scaffali e strumenti che conservano ancora le tracce dei gesti quotidiani. Sono spazi nei quali il tempo sembra essersi fermato, ma dove ogni oggetto custodisce la memoria di un’attività, di una famiglia e di un sapere costruito attraverso anni di esperienza.
È proprio da questa memoria che nasce «Dove c'era il Made in Italy», la mostra fotografica di Alessandra Petocchi, in programma nelle sale espositive di Palazzo Sartoretti a Reggiolo dal 7 novembre all’8 dicembre 2026.
La mostra propone un viaggio visivo all’interno del laboratorio artigianale di famiglia, restituendone l’atmosfera attraverso immagini attente ai dettagli, agli oggetti e agli spazi. Non si tratta semplicemente di documentare un ambiente produttivo, ma di ricostruire, attraverso la fotografia, l’identità di un luogo che per anni ha rappresentato un’esperienza concreta di lavoro, creatività e produzione.
LA MEMORIA DI UN MESTIERE ATTRAVERSO GLI OGGETTI
Nelle fotografie di Alessandra Petocchi non compaiono volti. La scelta dell’autrice è quella di lasciare parlare direttamente gli ambienti e gli strumenti del lavoro: le macchine da maglieria, le rocche di filato, i banchi, gli scaffali, la polvere che si è depositata sulle superfici e gli oggetti rimasti al loro posto.
Ogni elemento diventa così una testimonianza. Le macchine, un tempo protagoniste di un’attività produttiva quotidiana, raccontano la precisione e la ripetitività dei gesti artigianali. I filati restituiscono la dimensione concreta della materia prima, mentre gli accessori e gli strumenti di lavorazione evocano la complessità di un processo che richiedeva competenza, esperienza e attenzione.
IL MADE IN ITALY COME PATRIMONIO DI CONOSCENZE
Il titolo della mostra richiama un’espressione, il Made in Italy, che nel tempo è diventata sinonimo di qualità, creatività e capacità produttiva del nostro Paese. Dietro questa definizione, tuttavia, esiste una realtà fatta di piccole imprese, laboratori familiari, attività artigianali e competenze tramandate attraverso le generazioni.
È un patrimonio che non si esaurisce nel valore commerciale dei prodotti, ma comprende una cultura del lavoro fondata sulla conoscenza dei materiali, sulla manualità, sulla cura dei particolari e sulla capacità di innovare senza perdere il legame con la tradizione.
La storia raccontata dalla mostra si inserisce proprio in questa dimensione. Il laboratorio non è soltanto un luogo di produzione, ma uno spazio nel quale si sono intrecciate vicende personali e familiari, esperienze professionali e trasformazioni economiche e sociali.
La sua chiusura rappresenta la conclusione di un’attività, ma non cancella il valore di ciò che è stato realizzato. Al contrario, proprio quando un luogo produttivo cessa di essere operativo, diventa ancora più importante conservarne la memoria, riconoscendo il contributo che esperienze come questa hanno dato alla storia economica e culturale del territorio.
UN RACCONTO INTIMO CHE DIVENTA MEMORIA COLLETTIVA
Il progetto di Alessandra Petocchi possiede anche una forte dimensione personale. L’intero percorso espositivo è infatti dedicato ai suoi genitori, che hanno creduto nel progetto e lo hanno sostenuto fino alla sua realizzazione.
Da questa esperienza familiare nasce un racconto che supera la dimensione privata per diventare una riflessione più ampia sul valore della memoria e sulla necessità di non disperdere le testimonianze del lavoro.
Le fotografie invitano il visitatore a soffermarsi su ciò che normalmente passa inosservato: una macchina ferma, un filo rimasto su una rocca, un banco da lavoro, uno spazio ormai vuoto. Elementi apparentemente ordinari che, osservati con attenzione, rivelano la presenza di chi li ha utilizzati e la storia delle attività che vi si sono svolte.
Il silenzio del laboratorio diventa così una forma di narrazione. In assenza delle persone, sono gli oggetti a restituire la presenza di chi li ha utilizzati, ricostruendo idealmente gesti, abitudini e momenti di una quotidianità ormai trascorsa.
È anche in questo passaggio che la mostra assume un significato collettivo: la memoria di una singola esperienza familiare si trasforma in un’occasione per riflettere su un patrimonio di saperi artigianali che appartiene alla storia produttiva italiana e che oggi rischia, in molti casi, di scomparire.
INFORMAZIONI SULLA MOSTRA:
📌 DOVE C’ERA IL MADE IN ITALY
📍 Reggiolo, Palazzo Sartoretti (Area museale - 1° piano)
🗓️ dal 7 novembre all’8 dicembre 2026
⏲️ Inaugurazione: sabato 7 novembre, ore 10.00
Venerdì: dalle 10.30 alle 12.00.
Sabato: dalle 15.30 alle 18.30.
Domenica: dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.30.
🎟️ Ingresso gratuito
A chi è rivolto
Mostra aperta a tutti
Date e orari
07 nov
08
nov
Costo
L'ingresso alla mostra è gratuito
Luogo
Punti di contatto
Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026, 14:16